2. Nel dipingere Dio l’artista rivela l’uomo a se stesso: la “scrittura” dell’icona e in generale la pittura sacra - proprio evocando l’avvento di Dio e la sua accoglienza nella creatura - rivela l’uomo come quell’“essere per la trascendenza”, che è “capax Dei” proprio perché in grado di uscire da sé e muovere verso l’infinitamente Altro, disponendosi al Suo pur sempre incatturabile avvento nell’ascolto obbediente della libertà e della fede. Questo movimento di trascendenza, che l’artista esprime dipingendo il sacro, è lo stesso che viene manifestato dalla capacità dell’uomo di porre domande e dunque di ascoltare la Parola dell’Eterno.
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Bruno Forte , Arcivescovo di Chieti-Vasto |
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