La nuova Venezia
Idee e protagonisti
Corpi e memoria
I dipinti "fluidi"di Serena Nono
Paesaggi, formazioni nuvolose, impressioni naturali e motivi architettonici, il più delle volte nel registro cromatico dei colori scuri che le sono particolarmente cari e con un materiale pittorico denso e stratificato: questi erano i temi visitati dai primi lavori di Serena Nono all'inizio degli anni Novanta.
E' ancora vivo il ricordo di quella mostra del 1995 nella quale una grande sala in realtà poco lontana dalla Chiesa del Redentore ospitava una intera serie di vedute del capolavoro palladiano con la riva antistante e le sue case, la luce e i riflessi sull'acqua e nell'aria. Vedute di sogno ritrovate nella memoria dell'artista, nella lunga frequentazione di una vita tutta trascorsa continuamente ritornando a quelle pietre e a quelle luci.
Più o meno allo stesso periodo risaliva un primo quadro con una figura di schiena, poco più di un atteggiamento, una spalla che prudentemente si sospinge avanti distaccandosi dallo sfondo scuro nel quale quasi si confondeva. Sembrava prendere forma un graduale avvicinarsi all'interezza della figura corporea: prima l'accenno a un gruppo di figure, poi due mani intrecciate, un volto scuro coperto dalle mani. L'interesse della pittrice per il ritratto -forse dapprincipio solo per l'autoritratto- cresceva lentamente di intensità.
Da qualche tempo, ormai, il centro dell'opera di Serena Nono è occupato da corpi umani, il più delle volte figure femminili: donne in posizione accovacciata o piegata, con le mani alzate o rinserrate a coprire il proprio corpo, con le braccia distese o incrociate sul seno, donne dallo sguardo attento, o altrimenti rinchiuse in meditazioni silenziose, assopite nel sonno leggero; belle, sottili donne dai capelli scuri e dai lunghi colli lisci, volti sottili e severi.
Nei giorni della Biennale la Galleria veneziana "Traghetto" presenta un intero gruppo di queste opere di diversi formati. Tutte appaiono scure e tranquille, incorniciate con un leggero listello di legno bruno che quasi si confonde nella composizione pittorica. La serie dei dipinti di piccolo formato, considerata nel suo complesso, illustra esemplarmente la costanza della ricerca della artista: una variazione continua di sguardi rivolti allo stesso soggetto, colto pazientemente nel mutare inesauribile delle pose.
Ciascuno di questi piccoli quadri possiede di per sé la medesima energia dei formati maggiori: volti che tengono in proprio potere il mondo antistante; che reclamano il nostro rispetto e la nostra partecipazione con il loro stupore, la loro malinconia, l'abbandono indifeso al sonno; l'irripetibile leggiadria del profilo di una schiena, di una mano che sostiene il viso.
Il centro è sempre il corpo che, dal piano della superficie dipinta, sembra confondersi con la profondità dello sfondo. E questo sfondo, sempre più ricco di sfumature cromatiche, circonda e avvolge il corpo. Una pittura più fluida, più leggera e al tempo stesso più sapiente, suscita in alcuni quadri l'impressione che lo sfondo stesso dissolva un poco della sua bruna intimità sui corpi distesi, quasi proteggendoli con la sua velatura dal mondo esterno troppo aggressivo. In altri quadri, invece, la particolare fluidità della tecnica pittorica, il liquido umore che si sparge sui corpi sdraiati acquista come una drammatica sfumatura: il dubbio che si tratti di sangue, che gli sguardi di alcune figure con le mani levate verso l'alto siano sguardi di supplica e di sofferenza, che più d'uno di questi "ritratti" sia quello di qualcuno che piange. Alcuni quadri fanno pensare a temi religiosi o mistici, alle grandi rappresentazioni della pittura religiosa del passato e ne ripetono i titoli di "Pietà" o di "Apparizione".
I mezzi espressivi e le variazioni sono ricchi e suggeriscono una pluralità di interpretazioni. Solo di rado i quadri hanno un titolo. Il più delle volte essi chiedono di essere guardati semplicemente per quello che essi sono, senza digressioni al di fuori del loro contenuto visibile e sensibile. E pure questa pittura è anche pittura della memoria, del ricordo infinite volte rievocato e fissato sulla individualità perfetta di un gesto, di un dettaglio, di un atteggiamento, di una espressione.
La pittura "inattuale" di Serena Nono si afferma oggi con la consapevolezza di una conquistata sicurezza nel mondo dei gelidi concettualismi intellettuali, del ricorso sempre più diffuso a tecnologie sempre più nuove, del recupero delle più vaste tematiche della quotidianità nelle ricerche artistiche più recenti. Con la sicurezza raggiunta di una grande padronanza tecnica, Sereno Nono lascia trasparire il ricordo delle lezioni di grandi maestri, come Mueller, Music o Vedova, e della eredità inesauribile della grande pittura veneziana.
A piccoli passi, gesti talvolta risoluti e caparbi, prende forma così un lavoro ricco di novità e di carattere.
Agnes Kohlmeyer
Giugno 1997
Serena Nono
Galleria d'Arte Traghetto
10 giugno - 9 luglio 1997
|