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Giugno 2003 Corriere della sera, sezione Veneto

 

PERLUSTRANDO IL DESIDERIO.
TRA PITTURA E SCRITTURA


Ritrarre per scandagliare il "vero" nella figura, ritrarre per rompere la linea che racchiude e compie; fare breccia, schiudere. Cosa? forse la possibilità di farsi relazione, compiere un movimento per accogliere l'altro in incessante uscita; attraverso la tensione nel colore, le torsioni del corpo. La ricerca pittorica di Serena Nono insiste nell'indagine sempre più partecipata e intensa della forma-ritratto. Fisionomie in emersione le sue, corrosive del tempo che abitano per intero, mai sottraendosi. Fino alla fine di questo mese, l'Istituto Italiano di Cultura di Londra al 39 di Belgrave, accoglie 14 lavori di Serena occasionati da un insolito incontro, quello da sempre fecondo tra pittura e scrittura. La scelta di un testo dove far entrare in collisione le due espressioni: frammenti da una short story dello scrittore anglo-pakistano Hanif Kureshi (ricordate la sceneggiatura di "My beautiful Laundrette"?). Serena e Hanif si incontrano a Londra l'anno scorso, presentati da un comune amico, cominciano a pensare concretamente di fare qualcosa al confine tra lo scrivere e il dipingere :"Hanif non smise di dirmi che potevo prendere ogni suo testo, tagliarlo, combinarlo, farci quello che volevo, disegnarci sopra e dipingerci dei quadri. Poi l'allestimento sarebbe stato fatto insieme" racconta. "Nightlight" (tratto dalla
raccolta "Love in a Blue Time" pubblicato da Bompiani con il titolo Lampada di notte) è storia di due amanti che ogni mercoledì si incontrano in uno scantinato buio senza conoscere nulla l'uno dell'altro tranne l'urgenza imprendibile del desiderio-non parlano molto, ci sono i silenzi in cui si limitano a guardarsi. (…) non bevono né sentono musica e riescono appena a distinguersi al buio-leggiamo da un estratto del racconto di Kureshi- due persone che si studiano, si ascoltano, si danno, prima ancora di chiedere, pretendere, possedere.
La Nono ha dato consistenza corporea a questa intersezione di destini dipingendo sequenze di silenzio, luce, fortissima densità emotiva,
assecondando la cadenza della scrittura.
Una danza di figure che si approssimano mai precipitando nella vicinanza, riuscendo a preservare la distante sacralità di un movimento di desiderio.
Giovanna Dal Bon



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