| "La figura (ché figure e ritratti sono, in larga prevalenza, i suoi dipinti: di fatto, questo tema, dandosi come la vera e profonda ossessione di questa pittura) si giova adesso, dunque d'una luce all'apparenza più larga e distesa, che meno fatica ad estrarre le forme dal magma oscuro, sconosciuto e misterioso del fondo.(
) Così che, a dire ancora il turbamento che, come un basso continuo ne occupa l'animo, sta adesso quasi soltanto il brusco taglio fotografico che squassa la banale ovvietà della presa diretta sul reale, e costantemente ne designa lo spaesamento, l'alterità rispetto al flusso normale dell'esistenza, e quel senso che immancabilmente, e implacabilmente, segna le immagini della Nono.
Avvolte, quasi percosse dalla solitudine, esse traversano il mondo con il solo conforto di una posa che le chiude in sé, di un breve abbraccio, di un gesto di preghiera."
[...] testo intero 
Fabrizio D'Amico, da La solitudine e l'altrove , dal catalogo Figure, Lineadombra libri, 2000
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