| [...] Sunt lacrymae rerum
Non so, Serena, se tu preghi in silenzio, o unisci, nell'ekklesia, la tua voce al canto degli altri. So - oîda: per aver visto - che le tue figure oranti pregano nel raccolto secretum del corpo. Anche quando, anzi: proprio allora, quando sono insieme, pregano nel segreto silenzio del volto chino a terra. Solo le mani, congiunte si volgono in alto, all'Alto. Il gesto del corpo significa l'essere nel mondo che non appartiene al mondo. La preghiera crea ed occupa lo spazio metafisico dell'átopon metaxy, dell'ou-topico frammezzo che sta tra cielo e terra, il senza-luogo che dà spazio alla terra, rapportandola al cielo, il senza-tempo che dà luogo al tempo rapportandolo all'eterno. Von unten auf: dal basso verso
Verso l'alto? Affermarlo sarebbe presunzione, ancora una volta umana, troppo umana presunzione. Chiederlo, osare chiederlo, è umana, umanissima preghiera. Come umana, umanissima è la figura di donna che volge gli occhi in alto, pregando. Li immagino colmi di lagrime. Sunt lacrymae rerum. [...] testo intero 
Vincenzo Vitiello
Da Pensieri erratici da ferme immagini, dal catalogo Figure Oranti, Oltre il chiostro, Napoli 2004
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