IL MATTINO Martedì 16 Marzo 2004
Serena Nono, l'arte della preghiera
"La scelta del tema della preghiera nasce da una necessità di condividere il bisogno di speranza. Dalla necessità di domanda che è ascolto". Immerse nel buio, o appena toccate dalla luce, avvolte in una misteriosa quiete, impenetrabili nella loro solenne fissità, a mani giunte o col viso rivolto verso l'alto, le "Figure oranti" della pittrice veneziana Serena Nono mettono in scena l'assordante silenzio della preghiera. La mostra (fino al 15 maggio presso la Sala delle Esposizioni del Complesso museale di S. Chiara) organizzata dall'associazione "Oltre il Chiostro", descrive il percorso intimo, spirituale, sotteso ad un gesto: "I gesti di queste figure - spiega l'artista - sono, spesso, gesti addolorati. Premesso che i gesti del dolore raccontano molto di ciò che è vivere, gli occhi chiusi ed il gesto di coprirsi gli occhi di molte delle figure oranti possono essere forme di concentrazione, raccoglimento, confessione, intimità, momenti di dolore, gioia e comunione".
Figlia del compositore Luigi Nono, nipote di Arnold Schönberg ("padre" della musica dodecafonica), l'artista ha assimilato le ascendenze austriache familiari incanalandole nella sua pittura, che riprende la lezione espressionista, da Gerstl a Schiele, rielaborata con una personale forza espressiva, ad alta densità e corposità. "Con una famiglia come la mia non potevo che respirare arte fin dall'infanzia - ha detto la Nono - Spesso mi chiedono se un padre e un nonno così ingombranti mi abbiano creato dei problemi. Mai, nella maniera più assoluta. Anzi, sono stata fortunata: è stato un nutrimento vitale".
Le quindici "figure oranti" della Nono (che hanno quasi tutte i segni riconoscibili dell'autoritratto), con le loro mani giunte, raccolte, sorreggenti teste addolorate, sono icone della preghiera nel loro duplice senso etimologico, come ha spiegato don Bruno Forte, ieri, all'inaugurazione: "Da un lato la "precarietà", come una freccia levata dalla sofferenza umana verso il cielo profondo dell'oltre, e quindi l'attesa, come apertura al Mistero assoluto; dall'altro la "soglia", la frontiera". Un'arte come "confessione", dunque, che secondo il teologo racconta, nella "trasgressione simbolica del linguaggio dell'orante" l'incontro dell'artista col Cristo, "Parola crocifissa venuta dal Silenzio". E ancora, l'orante a capo chino e mani giunte delle tele della Nono incarna, per Vincenzo Vitiello, che ha introdotto la mostra, "la doppia situazione rivelatrice della conoscenza di se stesso, nella sua piccolezza di essere umano che osa rivolgersi all'Altro".
Ma qual è il rapporto tra il processo creativo e la preghiera? "Credo che il lavoro di un artista - ha risposto la Nono - sia un percorso di ricerca, animato dal desiderio di conoscenza che spesso, invece di procurarci risposte, ci muove. Allora penso che quando si dipinge si cerca di fare qualcosa con qualcosa, si tenta di allearsi con ciò che è più grande di noi. In qualche modo è simile alla preghiera: ci si pone in atteggiamento di domanda, di apertura alla contemplazione, si cerca di ascoltare il silenzio, da un'assenza di immagine si trae un'immagine che deve convogliare in sé qualcosa che è oltre questa stessa immagine, il suo mistero, il suo sentimento, la sua realtà, la sua natura o semplicemente il suo significato".
Silenzio, preghiera, assenza, contemplazione sono altrettante figure visibili strappate al buio della tela: volti e corpi emergono come da una notte profonda e invivibile, spesso ne restano impigliati, e appaiono come figure spettrali, anime sospese in un'eterna "domanda". "Ma la preghiera - sottolinea la Nono - oltre che desiderio, è anche una risposta. La preghiera come risposta ad una chiamata ad essere vivi". All'inagurazione, insieme all'artista c'era la madre Nuria Schonberg, e la sorella Silvia Moretti, moglie del regista Nanni. È intervenuto anche Gianni Pisani, che ha apprezzato, dell'arte della Nono, "il senso di tenerezza e nello stesso tempo di speranza". "Quando si affronta, come in questo caso un tema religioso - ha detto Pisani - bisogna esprimere il senso d'assoluto. E la Nono lo fa con felicità, ma anche con grande paura".
Fabrizio Coscia
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