Corriere della Sera , Aprile 2004
LE FIGURE ORANTI DI SERENA NONO
"L'attenzione assolutamente pura è preghiera" incide Simone Weil, apostola dell'attenzione, in un passaggio dell' "Ombra e la grazia". Tutta la durata delle quindici figure oranti dipinte da Serena Nono, visibili fino agli inizi di giugno al complesso museale di Santa Chiara a Napoli, si fanno indizio e testimoniano di questo puro gesto. Volti reclinati, intenti. Mani giunte in preghiera, sfiorano, appoggiano, compattano la figura in un movimento di uscita; di slancio. Occhi chiusi, sigillati nel contatto intimo con Dio, procedono da fondali scuri , vibrati da lumeggiature bianche. O sguardi aperti, rivolti all'alto. Ancora occhi chiusi su un volto proteso, in luce che abbaglia (ritratto 1999). Una figura eretta stringe a sé un libro, con le mani. Non un oggetto staccato ma emanato dal corpo: incorporato. Il volto luminoso, quasi inclina (Orante 2002). Nell'atto stesso di dipingere, un movimento; ineludibile uscita. E l'imbattersi necessario con ciò che emerge, che va offerto, restituito. Esperienza del fuori. Preghiera-pittura, equilibrato travaso: "la pittura è relazione, prima di tutto, con ciò che c'è attorno, che è diverso da noi, poi con noi stessi e con il nostro fare" dice, Serena, di queste sue figure "i gesti di queste figure oranti sono, spesso, gesti addolorati.(
) forme di concentrazione, raccoglimento, confessione, intimità, momenti di dolore, gioia e comunione". Dolore condiviso, trattenuto, quasi un "canto sospeso" ha scritto qualcuno pensando alla rarefatta composizione del padre di Serena, Luigi Nono. Pittura innamorata nel suo farsi dono, umilmente incamminata in un suo divenire fede. Si è appena conclusa al chiostro della Basilica di San Carlo al Corso a Milano la sequenza pittorica che Serena ha concertato sulla Passione. Ospitata dai frati servi di Maria come meditatio quaresimale ha colto in pittura le ultime ore di Cristo: 14 quadri ad olio dall'orazione nel Getsemani alla deposizione. Nel commentarla, il teologo Bruno Forte l'ha definita una "pittura dell'Amen". Un percorso di luce che procede per scorci, tagli, omissioni.
Giovanna Dal Bon
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