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Colloquio con la pittrice Serena Nono che a Londra dà forma ai testi di Hanif Kureishi

 

Storia di un incontro Tra arte e letteratura



Sono in quattro: Serena Nono, Hanif Kureishi, e due ombre silenziose, un uomo ed una donna che li scrutano, che si scrutano. Questa originale alleanza artistica tra una giovane pittrice veneziana ed uno scrittore inglese-pakistano, contestato e contestatore, si stringe circa due anni fa a Londra quando, per intercessione di un amico comune, Serena incontra e decide di ritrarre Kureishi. Da cosa nasce cosa. E' lo stesso Kureishi a proporre a Serena di dipingere qualcosa ispirandosi ai suoi scritti. Serena è piena di talento, un talento fatto di modestia e Kureishi è un uomo generoso - così lo descrive la pittrice.
La produzione di Hanif Kureishi è vastissima; ha scritto saggi, romanzi, racconti brevi e fortunatissime sceneggiature, tra tutte i capolavori "My Beautiful Laundrette" e il più recente "Intimacy". Serena spulcia tra gli scritti e sceglie il racconto "Nightlight" (Luce Notturna) tratto dalla raccolta "Love in a Blue Time" (pubblicato da Bompiani con il titolo Lampada da Notte). E' la storia di un uomo e di una donna, rigorosamente senza nome, che si incontrano e si amano in una stanza. E "This Room" (Questa Stanza) è il titolo della mostra che oggi, a due anni dall'incontro Nono-Kureishi, raccoglie i frutti di questa fortunata collaborazione. La sede: l'Istituto Italiano di Cultura di Londra. Il padrone di casa: Mario Fortunato, primo entusiasta promotore di questo sodalizio artistico. E sulle pareti di una stanza dell'Istituto si snoda il racconto dei due protagonisti di Nightlight, prima attraverso le tele di Serena Nono, sagome nere su impercettibili sprazzi di giallo, la notte che incontra la luce ovvero la luce della notte; e poi su una pellicola trasparente, accanto ad ogni quadro, ove Kureishi ha sparso parole con un pennarello.

Ma chi sono quest'uomo e questa donna chiusi in una stanza? «Il loro rapporto nasce dalla fisicità - ci spiega la pittrice - Stanno vicini in silenzio. E' un rapporto in silenzio. Comunicano solo attraverso i loro corpi. L'uomo è quasi spaventato all'idea di "conoscerla". E' disilluso. Ma poi riesce ad uscire da se stesso per ascoltare la donna che ha di fronte e ne viene salvato. Alla disillusione si sostituisce la speranza». «L'inizio della loro storia d'amore è un frammento - spiega ancora Serena Nono - ma è anche eterno perché offre speranza; questo ho cercato di trasporre nei miei dipinti: il frammento, il limite che diventa eterno».


Questa incomunicabilità è una metafora di ciò che sta accadendo oggi? L'incomunicabilità tra Nord e Sud, tra Occidente e mondo islamico e anche tra persone?

Sì. Quello che accade in questa storia è un po' una metafora. In realtà, saper perdere se stessi per accogliere l'altro, sembra essere l'unica salvezza possibile. Se sappiamo rinunciare al bisogno di possedere, allora sì che riusciamo a scoprire l'altro e lo facciamo attraverso di noi, ma conservando la sua libertà individuale. Gli amanti trovano un linguaggio diverso dalla parola, non sanno nulla l'uno dell'altro. Poi scoprono la loro storia, vicini, in silenzio. La parola definisce qualcosa, ed è anche definitiva perché ciò che viene descritto dalla parola muore con essa, ma il silenzio no, il silenzio è pieno di voci.


Come è stato pensato l'allestimento?

All'inizio non avevamo un'idea precisa. E' bello poter sperimentare. Le parole di Kureishi ed i miei dipinti sono diventati un tutt'uno. In poco tempo le parole sono entrate a far parte della mostra; ad un certo punto non sono più state sostanza ma sono diventate forma. Anche lo spettatore che non ha letto il testo, ha la possibilità di interpretare immagini e parole insieme e di relazionarle alla propria esperienza; può staccarsi dalla storia originale e collaborare con noi.


Come è stato lavorare con Kureishi?

Lui è un uomo molto generoso nel lavoro, mi piace molto, si mette a disposizione di altri artisti anche per sfidare se stesso. Poi uno scrittore ha un modo diverso di concepire il visuale ed è questa un'esperienza arricchente per un pittore; ci siamo venuti reciprocamente incontro.

Guy Fawkes



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