Ritratti
di
Agnes Kohlmeyer

 

Serena Nono – Ritratti AGNES KOHLMEYER, Settembre 2002
Dal catalogo Ritratti di Serena Nono

Fin dall’inizio degli anni novanta Serena Nono ha sperimentato territori diversi della pittura -dall’architettura e il paesaggio fino a composizioni cromatiche quasi definitivamente astratte- per scoprire finalmente al termine di un pensieroso cammino il tema cruciale della sua ricerca artistica odierna, il ritratto.
Si è trattato di un percorso coerente e, in qualche modo, fin dall’inizio consapevole dei suoi esiti, il cui centro risultava dominato da un interesse quasi ossessivo per la pittura, per la manipolazione del colore. Lungo questo percorso l’artista ha conquistato una persino virtuosistica capacità di utilizzare una tavolozza cromatica, caratterizzata da tonalità sommesse e oscure, armoniosamente combinate tra loro. Potremmo interpretare persino come una consapevole strategia, il fatto che Serena Nono abbia preferito prolungare la sua attenzione su tematiche meno complesse di quelle della rappresentazione della figura umana, fino a quando il dominio della tecnica non le era apparso finalmente compiuto. In tutti i suoi quadri è ancora oggi evidente l’attenzione puntigliosa a sfruttare fino in fondo gli strati successivi, le sfumature e le potenzialità espressive del colore; e vi si può riconoscere la sensibilità sottile che ha guidato il pennello nelle differenze minuziose del suo gesto, nello stendere la pellicola cromatica sulla superficie, nel manipolare la materia, il colore e la luce, raggiungendo esiti espressivi continuamente mutevoli.
I paesaggi e i motivi architettonici sembrano, dunque, essere stati inizialmente privilegiati proprio per la possibilità che essi offrivano di essere osservati e fissati in immagini, attraverso un processo più paziente e sereno, meno precariamente istantaneo di quello consentito dal ritratto; di poterne svelare più agevolmente la “verità”. Fino agli anni più recenti, quando l’artista ha deciso che il momento era finalmente arrivato per potersi confrontare con il “ritratto”. Un ritratto è qualcosa di inauditamente privato, un gesto coraggioso e complesso quando esso riguarda una terza persona e non meno audace anche quando è rivolto a se stessi. Vi è necessario conoscere il proprio soggetto fino ai recessi della sua intimità o, almeno, bisogna saperlo osservare fino al punto di osare di riprodurre quanto si è imparato a riconoscere. Bisogna imparare a vedere e a comprendere delle cose che talvolta neppure il soggetto conosce di se stesso. Bisogna saper riconoscere la “verità” in un volto, in un atteggiamento, in un gesto.
Lungo questo cammino, i quadri di Serena Nono sono, passo a passo, divenuti “ritratti”. Dopo aver inizialmente posato lo sguardo sui lineamenti delicati di una schiena femminile, aver scoperto i primi sguardi fuggevoli di una donna, primi fra tutti quelli della pittrice stessa, l’interesse per la complessità della figura umana ha saputo crescere così genuino e così esclusivo fino a saper produrre vere figure umane.

In questi ritratti si tratta per lo più di ragazzi e di giovani donne: piegati oppure inginocchiati; donne che sollevano espressivamente le loro mani o le usano per coprire il proprio corpo; donne dallo sguardo fieramente rivolto verso l’alto, la cui testa assume una posa leggiadra o, altrimenti, appare come ripiegata su se stessa. Donne snelle e armoniose dai capelli scuri e lisci colli allungati, un po’ alla maniera di Modigliani ma, soprattutto, simili alle fanciulle dal corpo di gazzella e i volti sottili di Otto Mueller, il cui sguardo severo emerge dall’oscurità dello sfondo, i cui corpi si abbandonano rilassati sulle proprie stesse braccia.
Il centro dell’attenzione che inizialmente era riservato ai lineamenti del corpo, oggi appartiene ai volti dei protagonisti, lì dove l’individuo conserva i caratteri più essenziali e più intimi della propria identità. In qualche caso il soggetto ritratto conserva persino il proprio nome.
Lo sfondo, arrricchitosi nel tempo di sfumature e di toni cromatici più ombrosi, circonda e avvolge questo corpo e il perimetro del volto. La pittura, fattasi più leggera e fluente, risveglia in alcuni quadri l’impressione che lo sfondo stesso trabocchi riversando il suo morbido e bruno segreto sul corpo disteso in cerca di riposo o che la chioma fluente dei capelli si confonda con i lineamenti della natura sullo sfondo.

Mutevoli sono i risultati espressivi e le loro variazioni e suggeriscono interpretazioni diverse. I titoli dei quadri rimangono ancor oggi scarni ed elusivi: semplicemente “Figura”, o altrimenti “Ritratto”, “Ragazzo”, “Figura con libro”… Solo in qualche caso, come abbiamo già osservato, appare il nome del soggetto del ritratto.
Volti e figure sono esposti allo sguardo per quello che sono. Nulla deve poter distrarre dal loro contenuto visibile e sensibile. Spesso basta un accenno ad un gesto esclusivo, al profilo particolare di un collo o di una spalla, o l’evocazione studiata di una espressione particolare, sognante o sorpresa, consapevole o orgogliosa.
Il percorso della pittura di Serena Nono si dipana ritrovando continuamente temi e motivi particolari. Così accade nelle opere che portano il titolo di “Figura con il libro”, dove il libro risulta così fervidamente e saldamente schiacciato al petto, come se il gesto rispondesse ad una necessità vitale, fino a diventare esso stesso un elemento inseparabile del corpo, fino a rivelare gli aspetti più intimi e segreti della persona.

E’ questa una pittura del ricordo e della memoria, prodotta dal gesto instancabilmente ripetuto del tornare con lo sguardo e il pensiero sulla immagine di qualcosa (di qualcuno) che rischia di andare perduto, di scovarne e riconoscerne il senso orginario, di trasformare questa esperienza in una “figura” finalmente capace di resistere al tempo.

Agnes Kohlmeyer
Settembre 2002


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